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Sentire e Ascoltare

di Edoardo Bridda

Di solito, noi pensiamo all'uomo non tanto come ad un essere vivente, anche lui sottoposto alle leggi della realtà biologica, quanto soprattutto come ad un essere sociale. Si afferma anche che ogni singolo uomo è un sistema che è contemporaneamente sistema organico e sistema psichico. Ma poi si aggiunge che l'essere organico e l'essere psichico dell'uomo sono veri solo se, in concreto, esistono entrambi nel sistema del sociale. Secondo questo punto di vista, l'uomo è corpo ed anima concreti solo se corpo e anima sono il risultato di un storia, ossia di una socializzazione.
Giá abbiamo evidenziato come ogni bambino smentisca puntualmente questo luogo comune. Infatti in esso il ritmo cardiaco viene associato ad uno stato di tranquillità, ed il tono vocale della madre lo alimenta relazionalmente. Il bambino, cioè, non ancora socializzato e senza una storia appresa dall'altro da sé, dimostra di possedere un ordine di conoscenze che, fino a poco tempo fa, pochi pensavano potesse avere.
Il bambino, in poche parole, è un sistema biopsichico che possiede intrinsecamente una conoscenza qualitativa straordinaria, e questa qualità non è appresa dall'esterno - dalla società, dalla madre o dal gruppo - in quanto è nel patrimonio cromosomico della singola individualità.
Dunque ogni individualità vivente, nella sua natura biologica, sa già 'trattare' il suono. O meglio, per ogni Vita, il suono è un mondo straordinariamente ricco di significati, mentre la sua varietà e qualità sono vissuti come uno straordinario concerto. Non c'è minimamente bisogno di ascoltare la musica, né di un suono che abbia dietro di sé una storia, in quanto i suoni si sentono e non occorre educazione in tale direzione.
Ascoltare, quindi, vuole dire semplificare il sentire, ridurlo a quello che noi chiamiamo musica, o meglio, a quello che il sociale definisce come tale, mentre, ripeto, ogni individualità possiede già, in modo innato, le conoscenze attraverso le quali selezionare ed organizzare i suoni in conformità ad un fattore squisitamente biologico.
Purtroppo, però, la società ha il coltello dalla parte del manico, e mira ad entrare nella mente del neonato, imponendo la discriminazione del suono tra musica o mero rumore. Per la società occidentale è solo una questione di imparare ad ascoltare, cioé creare una asimmetria tra ciò che è meritevole di ascolto da ciò che non lo è, il che vuole dire semplificare l'universo sonoro.

Quindi l'ascoltare è, sostanzialmente, il frutto di un processo di apprendimento che proviene dall'esterno, mentre il sentire è un fatto interiore, soggettivo, straordinariamente ricco di significati per la singola specifica vita. L'ascolto è il risultato di un processo sociale che ha ridotto in complessità l'universo sonoro interiore, mentre ogni feto esperisce la sua musica in modo unico e specifico senza nessun tipo di educazione.
Vi sono pertanto due logiche contrapposte che si scontrano tra il sentire e l'ascoltare: quelle proprie della Vita e quelle collettive della società. Inutile dire che le logiche di quest'ultima hanno avuto sempre la meglio sulla Vita. Ogni società ha educato - socializzato - i suoi membri ad ascoltare, banalizzando l'universo di significati del sentire esperito da ogni bambino. Per la società, il suono va fatto 'circolare' relazionalmente ma in modo estemporaneo rispetto alla Vita e alla fonte sonora stessa.
La nostra società valorizza, perché ne ha bisogno, la precoce autonomizzazione dell'individuo come autonomizzazione dalle proprie radici naturali di specificità. Il bambino, si dice, deve tagliare in fretta il legame con le proprie radici naturali, perché solo così potrà acquisire una propria personalità. In realtà, in questo modo, il bambino è messo nelle condizioni di dover poi dipendere continuamente dall'esterno, cioé dalla societá stessa.
Tagliare le radici naturali vuole dire, nel nostro caso, detronizzare il sentire in nome dell'ascoltare, alienare la vita dal senso profondo che essa trovava dentro di sé, al fine di farla entrare nei processi socio-culturali. Oggi vuole dire: acquistare, per poter ascoltare, prodotti o servizi (i concerti) musicali in base ad una educazione musicale, culturale o sottoculturale, trovare il senso della musica sulla definizione che qualcun altro - la società, il gruppo, la famiglia, i critici - le ha dato.
La dipendenza dal sociale avrà continuamente bisogno di essere alimentata. Si instaurerà quella che potremmo definire un'autonomia "condizionata". Condizionata al fatto che il bambino la riempia continuamente di contenuti sociali, ignorando il suo Sé profondo.

Oggi, (pensare di) essere liberi - autonomi - di poter ascoltare mille generi diversi, è legato al bisogno costante di ottenere continue conferme della loro validità, oppure di conoscerne sempre di nuovi, purché pubblicizzati su un giornale o alla radio o dal gruppo di amici, ecc.. - non riuscendo mai a coglierne il senso più congeniale al nostro sentire. In chi c'è stata una autonomizzazione in senso congeniale al sociale, il sentire è stato "inevitabilmente scollegato". Entrando a far parte di questo processo, canzoni una volta imprescindibilmente belle, sembrano dopo pochi mesi vecchie, inutili, robaccia. Interi generi, prima incontestabili - e dove magari si è speso parecchi risparmi -, sembrano, ora, che non vanno più di moda, sbagli incredibili. Vengono spontanee domande tipo: come facevo ad ascoltare questo? Anche chi si fregia di non essere inserito nelle logiche sociali ha, di fatto, assorbito l'imprinting armonico occidentale, con i suoi arrangiamenti 'in maggiore'.
Liberare il Sé biopsichico (in linguaggio tecnico: attivarne l'autopoiesi) vuole dire "connettere" il Sentire, il Sapere del Corpo, del Sé profondo, e per fare questo occorre imprescindibilmente togliersi dalle pastoie del sociale il quale, dal canto suo, socializza secondo logiche autopoietiche extra-corporee.
Connettere il Sentire significa relativizzare l'implicito assunto secondo il quale la tonalita normale è uguale a quella occidentale. Il Sentire non è la progressione delle sette note insegnateci dai 'nostri' luminari di musica nel medioevo. Il Sentire non conosce il pentagramma.

Il processo culturale vuole che la musica sia asservita alla relazionalità sociale, quello capitalistico vuole che essa sia vendibile. Entrambi sono processi esterni alla Vita.
Più in generale il sociale fa circolare sintesi coerenti di suoni riducendo la complessità del mondo sonoro ai propri fini che sono, ad esempio, l'unità di gruppo e il profitto. Il distillato di queste dinamiche storico-economico-culturali ha portato alla forma di organizzazione del suono a noi più congeniale: la canzone.

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