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L'arte della semplicità

La parola è una bacchetta magica che può portarci più vicino o più lontano dal senso delle cose. Quando scriviamo di esperienze vissute, di pensieri che abbiamo imparato, le parole scorrono con maggiore facilità, perchè portano alla luce qualcosa che conosciamo bene. Quante parole usiamo per raccontare le nostre avventure, per dipingere un ritratto fedele di mari, case e persone che abbiamo conosciuto? La scrittura nasce come fiume di idee in forma di inchiostro - o di bit - ma, come tutti i corsi d'acqua, anche il flusso dei nostri pensieri deve prendere una direzione precisa. Per scavare uno spazio nella terra, l'acqua impiega anni e fatica. Allo stesso modo, la narrazione usa le parole come mani che sollevano la terra per far spazio all'acqua dei nostri pensieri. E' per questo, per portare a termine con successo questo compito, che le mani - le parole - devono sapere come e dove muoversi.

La quantità delle parole è importante, perchè definisce lo sforzo necessario per costruire il senso del discorso. Troppe parole generano confusione, annebbiano la vista, e fanno del fiume un corso d'acqua che si disperde in mille torrenti senza via d'uscita. Poche parole, scelte con chiarezza, generate dalla riflessione, portano più frutto di mille trattati.

Ecco un esempio di straordinaria semplicità nella storia del pensiero. Il filosofo inglese Occam (1285 - 1347 ca.) diceva: «Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem» sive «Pluralitas non est ponenda sine necessitate», che significa «Non si devono moltiplicare gli enti oltre la necessità», oppure «La pluralità va ipotizzata solo quando è necessaria». Si tratta di un principio metodologico che sta alla base del pensiero moderno: tra due teorie, entrambe capaci di spiegare un gruppo di dati, occorre scegliere quella più semplice e dotata di un minor numero di ipotesi, “tagliando via” con il rasoio di Occam quella più lunga e involuta.

Un altro caso di semplicità che ha cambiato la storia della scienza è quello di Copernico. La rivoluzione eliocentrica ha origine nella constatazione dell'estrema complessità dei calcoli necessari per dimostrare la teoria tolemaica. Quello che scoprì Copernico è che i calcoli matematici più semplici portano proprio là dove siamo oggi: il Sole al centro e la Terra che gli ruota intorno.

Semplificare l'articolazione dei pensieri in parole ci aiuta a fare chiarezza, a togliere tutto ciò che non è indispensabile, per far posto al cuore dei significati. Pensiamo al linguaggio burocratico oppure ai tecnicismi di tutte le branche del sapere: sono universi chiusi, che si lasciano interpretare solo da chi è rannicchiato all'interno dei loro confini. Più il linguaggio si fa aperto e pulito, più è facile far crescere la conoscenza e la comprensione tra le persone.

L'arte della semplicità, è importante sottolinearlo, non ha nulla da fare con un linguaggio povero e spoglio. Usare poche parole significa fare una scelta accurata, per far apparire come protagonista solo quello che desideriamo comunicare.

Ecco la metafora, che suggerisce immensi orizzonti di senso, con una combinazione di parole semplice e geniale.

Concepisci queste immagini nell'aria
di Dylan Thomas

Concepisci queste immagini nell'aria,
avvolgile nella fiamma, sono mie;
contrapposte al granito,
lascia che siano grigie le due pietre,
oppure, formate di sabbia,
falle colare attraverso il pensiero,
in acqua o in metallo,
scorrenti e fondenti sotto la calce.
Scolpiscile nel sasso,
Così che, per non essere deturpate,
induriscano e riprendano forma
come segni che io non le ho umiliate
a un più frivolo stato
con la punta d'amore o il rosso calore della mano.

di Linda Scotti

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