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Quando si pensa ai media, in genere, lo si fa con in mente un'idea piuttosto incerta e sfumata. Stampa, radio, televisione e Internet si mettono a capo della nostra attenzione e si impongono come punto di riferimento costante in qualunque discorso intorno ai media. L'indeterminato della nostra idea è proprio l'oggetto di cui si parla, ovvero: cosa sono i media? La risposta più semplice a questa domanda è "tecnologie". I mezzi di comunicazione, secondo questo modo di vedere, sono nient'altro che macchine e supporti per trasmettere le informazioni da un punto all'altro, da un'emittente a una pluralità più o meno indistinta di destinatari. Per lungo tempo questa prospettiva è stata l'unica chiave di interpretazione dei media e la tecnologia è ancor oggi vista come profetessa di nuovi corsi della storia umana. Dalla nascita del telegrafo alla televisione via cavo, i media sono stati spesso pensati come rivoluzioni tecnologiche in grado, da sole, di rivoltare come un guanto la vita quotidiana delle persone.

Un simile modo di guardare ai media è perlomeno molto parziale e, soprattutto, non tiene conto di un fattore di estrema importanza: la tecnica è frutto del lavoro di uomini che cercano di dare soluzione a necessità sociali ben precise. Questo significa che i mezzi di comunicazione fanno la loro comparsa in un contesto storico e sociale che ne definisce il ruolo e il senso. Un felice esempio si trova nella storia della radio. Nel 1888 Rudolph Hertz aveva già dimostrato che si potesse trasmettere con le “onde hertziane”, ma solo nel 1920 nasce, negli Stati Uniti, la prima emittente radiofonica.

Se torniamo più vicino a noi, scopriamo che gli albori della storia di Internet non avevano per nulla come obiettivo la condivisione dei saperi su scala planetaria. Arpanet, la rete sperimentale di computer creata nel 1969 dall'agenzia ARPA del Dipartimento della Difesa americano, aveva lo scopo di garantire la continuità e la sicurezza delle comunicazioni anche in caso di attacco nucleare su vasta scala. Così, a tutt'oggi, convivono nella Rete molteplici "finalità d'uso", che ne fanno un mezzo buono per scopi politici e militari, come pure una via alternativa per commerciare o per condividere informazioni con un numero di persone potenzialmente infinito.

Un altro esempio di definizione e ridefinizione storica del significato di un medium è quello della storia della televisione italiana. Le radici degli anni cinquanta vedevano questo mezzo di comunicazione come lo strumento perfetto per realizzare, una volta per tutte, l'unità della lingua e della cultura italiana. Ai giorni nostri, la televisione ha mutato completamente la sua fisionomia e il suo significato sociale, perchè risponde, in prevalenza, a bisogni di intrattenimento e di promozione commerciale o politica.

Tutti i traguardi tecnologici hanno un centro d'origine nella storia e nei bisogni dell'uomo, ma prendono forma e identità in modo graduale e imprevedibile. Solo le scelte e gli obiettivi di chi usa e controlla i media possono definire qual è l'ago della bilancia di ogni singolo mezzo di comunicazione.

di Linda Scotti

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